Chi valuta i crediti plastici incontra tre critiche ricorrenti. Sono domande legittime, e meritano risposte senza giri di parole.
«Sono un alibi comunicativo.» Il rischio esiste: un credito usato per dichiarare ciò che non si è fatto è greenwashing. La risposta non è negare il rischio, ma vincolare ogni dichiarazione a un documento: chilogrammi, periodo, perimetro, certificato di ritiro. E ridurre prima di compensare.
«Non esiste uno standard globale.» È vero, e lo scriviamo anche noi (sezione sopra). La conseguenza pratica: la qualità di un credito si valuta programma per programma, guardando cosa è verificato da terzi e cosa no.
«La plastica si raccoglie dove costa meno, lontano da chi compra i crediti.» I progetti operano in gran parte dove la dispersione è maggiore e i sistemi di raccolta sono più deboli. Il punto critico non è la geografia: è la tracciabilità di ciò che si finanzia, che deve essere documentata.
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