L’uomo può ingerire fino a 5 grammi di microplastiche a settimana attraverso acqua e alimenti. Ecco cosa rivelano gli studi scientifici aggiornati.
Microplastiche nell’acqua con bottiglia di plastica galleggiante tra frammenti plastici

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Microplastiche nell’acqua: ingeriamo fino a 5 grammi di plastica a settimana

Le microplastiche nell’acqua sono ormai una presenza costante nella nostra vita quotidiana. Secondo uno studio dell’Università di Newcastle commissionato dal WWF, ogni persona può ingerire fino a 5 grammi di plastica a settimana, l’equivalente del peso di una carta di credito. Su base annuale, questo significa oltre 250 grammi di plastica ingerita.

La plastica entra nel corpo umano principalmente attraverso l’acqua potabile, sia quella in bottiglia sia quella del rubinetto. Le particelle, inferiori ai 5 millimetri, sono state rilevate in acque superficiali, falde acquifere e perfino nell’acqua piovana. Non si tratta quindi di un problema localizzato, ma di una contaminazione globale.

Oltre all’acqua, le microplastiche sono state individuate in frutti di mare, sale marino, birra e in numerosi altri alimenti di consumo quotidiano. Studi più recenti hanno inoltre confermato la presenza di microplastiche nel sangue umano e nella placenta, rafforzando l’urgenza di affrontare seriamente l’inquinamento da plastica.

Il video del WWF qui sotto illustra in modo chiaro e diretto cosa significa ingerire plastica ogni settimana e perché la questione riguarda tutti noi.

Microplastiche e salute umana: cosa sappiamo oggi

Le ricerche scientifiche sulle microplastiche nell’acqua e negli alimenti sono in continua evoluzione. Se nel 2019 lo studio WWF aveva lanciato l’allarme sull’ingestione di plastica, studi pubblicati tra il 2022 e il 2024 hanno rilevato microplastiche nel sangue umano, nei polmoni e nei tessuti placentari, confermando che le particelle possono attraversare barriere biologiche considerate fino a poco tempo fa protettive.

Sebbene gli effetti a lungo termine sulla salute siano ancora oggetto di studio, la comunità scientifica evidenzia potenziali rischi legati a infiammazioni, alterazioni cellulari e trasporto di sostanze chimiche tossiche associate alla plastica.

L’ingestione di microplastiche è solo una delle conseguenze visibili di una crisi più ampia: l’inquinamento globale da plastica. Ogni anno milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani, nei fiumi e nei suoli, frammentandosi in particelle sempre più piccole che entrano nella catena alimentare.

Ridurre la produzione e il consumo di plastica, migliorare i sistemi di raccolta e compensare l’impronta plastica sono oggi azioni fondamentali per limitare l’esposizione umana e proteggere gli ecosistemi.

La soluzione non può essere solo individuale: serve un impegno concreto da parte di aziende, governi e cittadini. Diventare Plastic Neutral significa assumersi la responsabilità del proprio impatto e contribuire attivamente alla rimozione dei rifiuti plastici dall’ambiente.

Se vuoi ridurre l’impatto della plastica e contribuire a contrastare l’inquinamento globale, scopri come diventare Plastic Neutral.

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Fonti e riferimenti scientifici

  • University of Newcastle / WWF – stima ingestione di microplastiche nell’uomo fino a 5 grammi a settimana.

  • Studio scientifico pubblicato su PMC – microplastiche rilevate in vari tessuti e organi umani.

  • Ricerca su PubMed – prima evidenza di microplastiche nella placenta umana.

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Francesco Panetta

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