Note sui claim: come formuliamo quello che diciamo
Perché esiste questa pagina
La regola che ci siamo dati, scritta dove chiunque può controllarla
Vendiamo un servizio che produce affermazioni: quanti chilogrammi, in quale perimetro, in quale periodo, con quale documento. Un servizio così vale quanto vale il modo in cui quelle affermazioni sono formulate.
Per questo abbiamo messo per iscritto le regole con cui scriviamo, e le abbiamo pubblicate. Non è una dichiarazione d'intenti: è il testo che usiamo internamente per decidere che cosa può stare su una pagina e che cosa no. Se trovi sul sito una frase che viola una di queste regole, quella frase è un errore nostro — e in fondo alla pagina trovi come segnalarcelo.
«Se una dichiarazione non è dimostrabile con un documento, non te la facciamo pubblicare.»
Vale prima di tutto per noi.
La regola che regge tutte le altre
Nessuna affermazione senza un documento collegato
Ogni affermazione pubblicata su questo sito è collegata a un documento. Il collegamento non è una buona intenzione: è un campo obbligatorio nel sistema che gestisce i contenuti. Se il documento manca, l'affermazione non si pubblica; se il documento scade, l'affermazione si spegne da sola e al posto suo compare una formulazione di ripiego già approvata.
«Non ti chiediamo di crederci. Ti diamo i documenti: numero di certificato, ente che lo ha emesso, data di scadenza, registro pubblico dove controllarlo.»
I documenti su cui poggia questo sito sono di quattro tipi:
- Certificati di enti terzi accreditati — i quattro certificati ISCC PLUS sul processo industriale di riciclo, con numero, ente emittente, scope e data di scadenza, verificabili nel registro pubblico ISCC: Trasparenza e prove: i certificati, cosa provano e cosa no.
- Documenti di programma — lo standard CPRS che disciplina i crediti CSR e il certificato di ritiro emesso a nome dell'azienda cliente.
- Fonti pubbliche citabili — testi normativi su Normattiva, Gazzetta Ufficiale ed EUR-Lex, e le fonti primarie linkate nelle guide.
- Documenti nostri — la Scheda di Attestazione del Servizio, con chilogrammi, perimetro, periodo e metodo.
Le parole che usiamo, una per una
Ogni parola ha un significato dichiarato, e sta sempre per quello
Valutazione dell'impronta plastica. Il servizio: la misurazione dei chilogrammi di plastica attribuibili a un perimetro dichiarato in un periodo dichiarato, con metodo documentato. È una prestazione professionale, non una certificazione di terza parte.
Misurazione. Il risultato numerico della valutazione, con l'indicazione delle fonti da cui proviene: documenti dove ci sono, stime dichiarate come tali dove i documenti mancano.
Stima. Un numero preliminare, ottenuto da parametri medi o da dati parziali. Compare nel calcolatore e nella prima risposta a una richiesta. Non è una misura e non la sostituisce.
Attestazione. Il documento con cui dichiariamo che cosa abbiamo misurato e come. La Scheda di Attestazione del Servizio è una nostra dichiarazione: non è l'atto di un ente terzo, e non la presentiamo come tale.
Certificato. Su questo sito la parola ha due soli oggetti: i certificati ISCC PLUS rilasciati da enti terzi accreditati sul processo industriale, e il certificato di ritiro dei crediti emesso dal programma CSR e intestato all'azienda cliente. Nessun altro documento è chiamato certificato.
Contributo. Ciò che l'azienda finanzia: la rimozione e il riciclo di una quantità di plastica equivalente ai chilogrammi misurati. È un contributo, non un annullamento.
Compensazione. L'operazione con cui i chilogrammi misurati vengono coperti dall'acquisto e dal ritiro dei crediti corrispondenti. Si usa sempre con il complemento: compensazione dei chilogrammi misurati nel perimetro dichiarato.
Perimetro. Che cosa è incluso e che cosa è escluso da una misura: un sito, una linea, un'attività, l'intera azienda. Una quantità ambientale senza perimetro non è un dato.
Periodo. L'arco temporale a cui la misura si riferisce, sempre un anno o un intervallo definito. «Attuale» non è un periodo.
Crediti CSR. L'unità del programma da cui provengono i crediti che l'azienda finanzia. La regola di conversione è una sola, su tutto il sito: 1 kg di plastica = 10 crediti CSR da acquistare e ritirare dal mercato. È il rapporto di conversione del programma CSR, applicato in modo uniforme a tutte le valutazioni.
Percorso Plastic Neutral. Il nome del percorso e dell'attestazione, non uno stato dell'azienda.
Le parole che non usiamo, e perché
Sette formulazioni che non troverai su questo sito
(Le frasi fra virgolette in questa sezione sono esempi dichiarati non conformi: sono l'oggetto della spiegazione, non nostre affermazioni.)
1. «Audit», «audit indipendente», «verificatore». Chi misura l'impronta è la stessa filiera che vende i crediti. Usare il lessico della certificazione di terza parte su un processo interno farebbe credere a una struttura di garanzia che non esiste. Diciamo: valutazione, misurazione, attestazione. La parola «audit» resta soltanto dove indica una cosa reale e verificabile: gli audit annuali condotti dagli enti accreditati sui siti certificati ISCC PLUS.
2. «Certificazione Plastic Neutral». Non rilasciamo certificazioni e non siamo un organismo di certificazione. Rilasciamo un'attestazione di servizio e consegniamo un certificato di ritiro emesso da altri. La differenza non è formale: è chi risponde del documento.
3. «100%», «impatto zero», «neutralizza», «azzera», «compensazione integrale». Nessun perimetro può essere dichiarato integrale, e nessuna compensazione annulla un impatto. Diciamo quanti chilogrammi, in quale perimetro, in quale periodo.
4. «Primo», «unico», «leader». Un primato è pubblicabile solo con una fonte terza indipendente che lo attesti. Non ne abbiamo, quindi non ne pubblichiamo. In un acquisto aziendale un numero verificabile convince più di un superlativo — e si può controllare.
5. «Garantito», «garantiamo». Non garantiamo risultati ambientali né conformità normative. Indichiamo che cosa è documentato, da chi e con quale documento.
6. Il prezzo dei crediti. Non lo pubblichiamo in nessuna forma: né cifre, né intervalli, né esempi, nemmeno nel calcolatore. Cambia nel tempo, e un prezzo pubblicato è un prezzo sbagliato pochi giorni dopo. Del credito pubblichiamo il metodo — la regola 1 kg = 10 crediti — e la quantità la quantifichiamo nel preventivo. Del servizio invece il prezzo è pubblicato: parte da 290 €.
7. Qualunque affermazione su CO₂ o emissioni evitate. I certificati ISCC PLUS dei siti non applicano il modulo volontario sui gas serra: senza quel dato, qualsiasi numero su CO₂ sarebbe inventato. Il tema è fuori dal nostro perimetro e resta fuori.
Ce n'è un'ottava, che non è una parola ma una costruzione: l'accostamento fra una scadenza normativa e un invito all'acquisto. «Sanzioni dal [data]. Compensa ora.» non afferma che i crediti adempiano un obbligo, ma lo lascia intendere — e ciò che il lettore ricava dall'insieme conta quanto ciò che è scritto. Per questo, ogni volta che su una pagina compaiono una norma e un invito ad agire, in mezzo c'è il confine:
I crediti CSR sono un contributo volontario aggiuntivo: non adempiono agli obblighi PPWR, EPR/CONAI o di rendicontazione di sostenibilità, e non sostituiscono la riduzione della plastica alla fonte.
Come sono costruiti i nostri numeri
Quattro etichette obbligatorie, e una sola fonte per ogni numero
Ogni cifra pubblicata porta con sé quattro cose: unità di misura, perimetro, periodo, fonte con data. Le percentuali ne hanno una quinta: numeratore e denominatore espliciti. Una cifra che non le ha non si pubblica — non perché sia necessariamente falsa, ma perché non è controllabile.
I numeri strutturali del sito vivono in un solo record e sono richiamati per riferimento, mai riscritti a mano: la regola di conversione 1 kg di plastica = 10 crediti CSR da acquistare e ritirare dal mercato, il prezzo di ingresso del servizio (da 290 €), il numero dei certificati validi. Così una correzione si applica ovunque nello stesso momento, e la stessa cifra non può comparire in due versioni su due pagine.
Sui chilogrammi dei casi cliente la regola è più stretta ancora: una scheda caso non si pubblica senza chilogrammi, anno, perimetro e documento collegato. Se uno dei quattro manca, la scheda non esiste.
Chi risponde di cosa
Tre soggetti, tre ruoli, sempre distinti
Plastic Credit Green Agency (Italia). Misura l'impronta plastica e accompagna il cliente nelle quattro fasi del percorso — Valutazione, Piano, Acquisto e ritiro, Attestazione. Vende e fattura il servizio. Risponde di ciò che misura e di ciò che scrive.
Il programma CSR di Corsair. I crediti nascono dal programma industriale Corsair — riciclo chimico, impianti in Thailandia e in Finlandia — e sono emessi, ritirati e fatturati dal programma che li emette. Risponde dell'emissione e del ritiro dei crediti.
L'azienda cliente. Fornisce i documenti, conferma perimetro e anno, finanzia il ritiro dei crediti corrispondenti e riceve i tre documenti finali. Risponde di ciò che dichiara a terzi.
Da qui discende una regola che applichiamo anche quando ci costa: i risultati di altri non diventano nostri. Le aziende che abbiamo seguito direttamente e le organizzazioni che partecipano al programma internazionale vivono in due elenchi separati, con l'etichetta che dice quale è quale.
I limiti che dichiariamo
Quello che non è ancora verificato, scritto da noi
Verificato oggi da terzi: il processo industriale di riciclo, su quattro entità certificate ISCC PLUS con chain of custody mass balance. Nessuna non conformità rilevata negli audit.
Registrato in modo tracciabile: il ritiro dei crediti, con certificato nominativo intestato all'azienda cliente.
In rafforzamento: la verifica indipendente dell'emissione dei crediti — la corrispondenza fra volume di plastica trattata e crediti emessi.
Un'altra precisazione dovuta, perché riguarda una parola che usiamo spesso: una delle quattro entità certificate è certificata come trader, non come impianto. Scrivere «quattro impianti certificati» sarebbe falso, e noi scriviamo «quattro entità»: tre siti con impianto di pirolisi e una quarta entità certificata come trader di olio di pirolisi. Il dettaglio, con numeri ed enti: Trasparenza e prove.
Che cosa succede quando una prova scade
Il meccanismo, non la promessa
I certificati hanno una data di scadenza. Le affermazioni che vi si appoggiano ereditano quella data.
Il sistema che gestisce i contenuti fa tre cose, in automatico: avvisa novanta, sessanta e trenta giorni prima; alla scadenza sospende ogni affermazione collegata; alla pubblicazione successiva mostra al posto suo il testo di ripiego già approvato. Nessuna affermazione scaduta resta in pagina, e nessuna pagina resta con un buco al posto di una frase.
Fuori dal sito il lavoro è manuale e lo dichiariamo tale: post già pubblicati, presentazioni, modelli di email, documenti scaricabili. Il registro delle occorrenze serve esattamente a sapere dove andare a cercare.
Un'affermazione ritirata non si cancella: passa in archivio con la data e il motivo. Serve a non ripetere lo stesso errore fra otto mesi, e a poter dimostrare quando e perché una frase è stata tolta.
Dove si applicano queste regole
Su tutto quello che esce da qui, non solo sulle pagine
Le stesse regole valgono per: le pagine del sito, gli articoli, i titoli e le descrizioni che compaiono nei risultati di ricerca, il testo alternativo delle immagini, il calcolatore, i moduli, le email commerciali, i preventivi, le presentazioni, i comunicati e le etichette che un cliente può stampare sulla confezione.
Non è un eccesso di zelo: i punti in cui gli errori sopravvivono più a lungo sono proprio quelli che nessuno rilegge — una descrizione in un risultato di ricerca, il testo alternativo di un'immagine, una riga in fondo a un preventivo.
Sull'etichetta di confezione la regola è ancora più stretta, perché una confezione stampata non si richiama: un'etichetta riporta un periodo chiuso e passato, rimanda a una pagina di verifica che resta raggiungibile, e non prende mai la forma di un sigillo o di una coccarda. Un'etichetta non è un marchio di certificazione e non attesta conformità a nessuna norma: è una dichiarazione di contributo, con il collegamento per verificarla.
Se trovi un errore
Scrivici: se hai ragione, correggiamo e lo scriviamo
Una regola scritta e non applicata vale meno di nessuna regola. L'unico modo serio di sostenerla è renderla verificabile da fuori.
Se trovi su questo sito una frase che viola una delle regole di questa pagina, o un numero che non torna con un altro numero, scrivi a info@plasticcredit.it indicando l'indirizzo della pagina e la frase. Ti rispondiamo; se la segnalazione è fondata, correggiamo e registriamo la modifica.
Vuoi controllare i documenti? Trasparenza e prove: i certificati, cosa provano e cosa no
Vuoi le obiezioni, non le regole? I plastic credit sono greenwashing? Le obiezioni, una per una
Vuoi il confine con gli obblighi di legge? Crediti plastici, CONAI ed EPR: cosa non sostituiscono
Domande frequenti
Perché pubblicare le proprie regole di comunicazione?
Perché rendono verificabile il resto. Un'azienda che dichiara come scrive può essere controllata su ciò che scrive: è un vincolo che ci diamo, e allo stesso tempo è la ragione per cui gli altri contenuti del sito si possono prendere sul serio.
Chi decide che una frase è pubblicabile?
Una persona fisica con nome e cognome, registrata nel sistema, che esegue una lista di tredici controlli su ogni testo prima della pubblicazione. Chi scrive un testo non lo approva nello stesso momento in cui lo scrive: la verifica avviene in un momento separato.
Queste regole valgono anche per quello che scrivo io sulla mia azienda?
Non possiamo imporre nulla a nessuno, e non diamo pareri legali. Quello che facciamo è dirti che cosa i tuoi dati dimostrano e che cosa non dimostrano, e consegnarti i documenti corrispondenti. Le formulazioni ammesse per un'azienda che ha completato il percorso sono in Il percorso Plastic Neutral: che cos'è, e perché non è una certificazione.