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Cosa chiedere ai fornitori di imballaggi — prima che te lo chiedano loro

Se la tua azienda immette imballaggi, prima o poi qualcuno lungo la filiera ti chiederà questi dati — un cliente grande, un questionario ESG, la dichiarazione CONAI. Meglio saperlo prima: ecco cosa chiedere ai tuoi fornitori, e cosa non puoi pretendere se sono una PMI.

1 · Composizione e riciclabilità del materiale

L'aggancio normativo è il Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR), che si applica dal 12 agosto 2026. Le domande sotto servono a farti dare, per iscritto, quello che il fornitore in genere riassume a voce.

  • Qual è il polimero esatto? Non «plastica»: PE, PP, PET, PS. Serve la sigla, perché è quella che determina tutto il resto.
  • Quanta percentuale di contenuto riciclato, e da quale flusso? Post-consumo o post-industriale: il PPWR privilegia il post-consumo, e una percentuale senza il flusso non dice niente.
  • L'imballaggio rispetta i criteri di progettazione per il riciclo? I requisiti minimi diventano obbligatori dal 2030, ma i fornitori seri li anticipano: chiedi su quale criterio si basa la risposta.
  • Ci sono sostanze soggette a restrizione? Dal 12 agosto 2026 si applicano le regole del PPWR sulle sostanze presenti negli imballaggi; per il contatto con alimenti il caso più noto sono i PFAS, limitati sopra soglia.
  • Esiste la dichiarazione di conformità con la documentazione tecnica? È il documento che rende verificabile tutto il resto: senza, hai delle affermazioni, non dei dati.

Le date per esteso, con la fonte primaria di ogni riga, sono nella guida PPWR: gli obblighi sugli imballaggi e nel calendario delle scadenze.

2 · I dati per la tua dichiarazione CONAI

Questi non servono al fornitore: servono a te, per dichiarare leggendo un numero invece di stimarlo.

  • Qual è la categoria di materiale CONAI della fornitura? La lettera, non la descrizione a parole.
  • Qual è la quantità attribuita alla fornitura, in chilogrammi? Riferita al periodo che dichiari, non calcolata a occhio sull'ordine.
  • Il fornitore è consorziato, o gestisce il conferimento per tuo conto? Cambia chi dichiara che cosa: è la domanda che evita di pagare due volte, o di non pagare affatto.
  • Qual è il documento che lo attesta? Una dichiarazione verbale non è un documento: chiedi il file.

3 · Claim e comunicazione

Se il fornitore fa affermazioni ambientali sull'imballaggio — «riciclabile», «a basso impatto», «sostenibile» — chiedi sempre la fonte a supporto, per ciascuna.

  • Per ogni claim, qual è la prova? Uno studio, una certificazione di parte terza, un dato misurato: con il nome dell'ente e la data.
  • Il claim è riferito all'imballaggio o all'azienda? Sono due affermazioni diverse e si difendono con prove diverse.

Perché riguarda anche te: dal 27 settembre 2026 le pratiche ingannevoli si applicano lungo tutta la filiera. Un claim del fornitore senza prova, che tu ridistribuisci a un cliente o a un consumatore, diventa un rischio tuo — non resta solo suo.

Il modello da spedire al fornitore

Le stesse domande di questa pagina, in una lista di controllo di due pagine pronta da allegare a un'email: con l'intestazione da compilare, lo spazio per annotare le risposte e la sezione su cosa non si può pretendere da un fornitore piccolo.

L'indirizzo serve a mandarti il modello: la casella qui sopra è facoltativa e non serve per scaricarlo. I dati sono trattati come descritto nella privacy policy.

PDF, 2 pagine. Lo vedi subito qui e ti arriva anche per email.

I crediti plastici sono un contributo volontario.

I crediti CSR non costituiscono adempimento degli obblighi previsti dal Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), applicabile dal 12 agosto 2026, né degli obblighi di responsabilità estesa del produttore (EPR) e dei contributi ambientali CONAI, né degli obblighi di rendicontazione di sostenibilità (CSRD/ESRS).

Non sostituiscono la riduzione della plastica alla fonte, la riprogettazione degli imballaggi, il riciclo o qualunque altro obbligo di legge: si affiancano a queste azioni come contributo volontario aggiuntivo, misurato e documentato.

I dati del percorso — chilogrammi misurati, crediti ritirati, certificato di ritiro — possono essere utilizzati come informazioni documentate nella tua rendicontazione di sostenibilità, ma non sostituiscono alcun adempimento.

Che cosa è questa lista, e che cosa non è

È una lista di domande costruita sulle norme citate in ogni sezione: aiuta a chiedere le cose giuste e a riconoscere una risposta debole. Non è un parere legale e non rende conforme nessuno: raccogliere le risposte non equivale ad aver adempiuto a un obbligo, e nessuna casella spuntata è, da sola, una prova.

Dove finisce il confine fra contributo volontario e obbligo di legge lo spieghiamo qui: il confine tra crediti volontari e obblighi di legge.

Hai raccolto le risposte e i numeri non tornano, o non sai cosa farne? È il punto in cui entra in gioco la misurazione: la valutazione dell'impronta plastica parte dai tuoi documenti, non da una stima.

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Per approfondire

Guida normativa

VSME: come si compila il capitolo su imballaggi e rifiuti

Nel VSME imballaggi e rifiuti stanno nella disclosure B7: rifiuti annui per tipo, quota a riciclo o riutilizzo, flusso di massa dei materiali. I tre dati da preparare, con perimetro e periodo.