Plastic free o plastic neutral? Guida al confronto per aziende
La differenza tra plastic free e plastic neutral non è una sfumatura di linguaggio: sono due strategie diverse. «Plastic free» indica un percorso di riduzione, eliminazione o sostituzione delle plastiche monouso, che può essere certificato (per esempio con lo schema RINA, o secondo il Plastic Free Standard PFS-S) — e non significa «senza plastica». «Plastic neutral» rimanda invece alla compensazione dell'impronta residua tramite crediti plastici: un contributo volontario, che non equivale alla riduzione e non autorizza a dichiarare una neutralità raggiunta. L'ordine corretto è uno solo: prima ridurre, poi compensare il residuo.
Due strategie, un solo ordine sensato
La riduzione agisce sulla plastica che entra in azienda: meno articoli monouso, materiali sostituiti, riuso. La compensazione agisce sulla plastica che resta dopo la riduzione: un contributo misurabile al recupero di plastica, tramite crediti plastici, per i chilogrammi dell'impronta residua — per una prima stima del tuo perimetro: calcola l'impronta plastica della tua azienda. Non sono alternative tra cui scegliere, ma fasi in sequenza dello stesso percorso: compensare senza aver ridotto è la scorciatoia che le norme sui green claims rendono indifendibile nella comunicazione — e che questo sito esclude. Il dettaglio di cosa contiamo come riduzione e cosa facciamo prima di proporre una compensazione è in ridurre prima di compensare.
Cosa certifica (e cosa no) una certificazione «plastic free»
Attorno all'espressione «plastic free» non esiste un solo schema. Qui se ne descrivono due, distinti e con proprietari diversi: la certificazione «Plastic Free» di RINA e il Plastic Free Standard – Management System (PFS-S).
Lo schema RINA. RINA propone una certificazione volontaria «Plastic Free» rivolta a qualsiasi impresa, pubblica o privata, che desideri ridurre l'utilizzo di plastica monouso. Non attesta l'assenza di plastica né l'eliminazione totale: certifica un percorso strutturato di riduzione (analisi dei consumi, azioni di miglioramento, monitoraggio dei risultati). Sono escluse le organizzazioni che producono o lavorano articoli monouso in plastica convenzionale e quelle che gestiscono il rifiuto plastico con finalità diverse dal riciclo. RINA descrive lo standard applicato come «internazionale e volontario, attivo dal 2019 e oggi alla sua sesta edizione», senza indicarne il nome (fonte: rina.org/it/plastic-free, riletta il 02/09/2026).
Il PFS-S. Il Plastic Free Standard – Management System (PFS-S) è un altro schema: prima emissione 18/11/2019, oggi alla sesta edizione (PFS-S-6, emessa il 31/05/2024; proprietario dello schema: Eco Sphere Academy APS per l'edizione 6.0, Plastic Free Certification S.B.r.l. per le edizioni 1.0–5.0). Certifica un sistema di gestione — l'impegno in un percorso di riduzione — e dichiara esplicitamente di non sostituire i requisiti di legge di alcun Paese (PFS-S-6, §1 e §1.2).
Come funziona il PFS-S, in sintesi:
| Elemento | Cosa prevede lo standard (PFS-S-6) |
|---|---|
| Processo | Plastic Assessment → Plastic Reduction Plan → attuazione del piano (inclusa la gestione dei rifiuti plastici) → monitoraggio KPI → verifica di certificazione in due fasi, richiedibile entro 9 mesi dall'avvio (§2) |
| Requisiti minimi | Almeno l'80% degli articoli monouso in plastica convenzionale incluso nel Plastic Assessment e riduzione di almeno un articolo (§2, p. 8) |
| Gradi | Da E (minimo) ad A (massimo: eliminazione di tutte le plastiche monouso convenzionali nell'intera catena di fornitura). Permanenza massima nel grado E: 2 anni, poi sospensione senza miglioramento (§8.1) |
| Validità | 365 giorni dall'emissione (§8.2) |
| Chi lo emette | Organismi di certificazione accreditati dal proprietario dello schema (§8) |
Il punto che smonta l'equivoco lessicale: un'azienda certificata «plastic free» secondo il PFS-S in grado E ha ridotto almeno un articolo monouso. Il perimetro reale sta nel grado e nello standard, non nell'etichetta.
«Plastic free» fuori dalle certificazioni: riconoscimenti e bollini
Attorno alla stessa espressione esistono iniziative di natura diversa. Plastic Free Certification S.B.r.l. (Bellante, TE) gestisce tre schemi distinti: sistemi di gestione per organizzazioni, prodotti (in collaborazione con Control Union UK Ltd: prodotti privi di plastiche inorganiche) ed eventi. Plastic Free Onlus, associazione di volontariato contro l'inquinamento da plastica monouso, assegna il riconoscimento «Comuni Plastic Free» (edizione 2026: 141 Comuni premiati, erano 49 nella prima edizione 2022; 20 criteri di valutazione; livelli da 1 a 3 «tartarughe», fino alle 3 tartarughe gold; notizia del 13/01/2026) e il bollino EcoEvent per le manifestazioni (notizia del 03/09/2023): gratuito, basato su 5 regole, e presentato dall'associazione come «riconoscimento dedicato a tutti gli eventi che si impegnano ad essere sostenibili dal punto di vista ambientale».
Per un'azienda la distinzione pesa: dal 27 settembre 2026 esibire un'etichetta di sostenibilità non basata su un sistema di certificazione né stabilita da autorità pubbliche è una pratica in ogni caso ingannevole (art. 23, comma 1, lett. b-bis, Codice del Consumo, come modificato dal D.lgs. 30/2026). Un logo «plastic free» autoprodotto, senza uno schema di certificazione alle spalle, risponde alla descrizione di quella fattispecie: se il caso concreto vi rientri è una valutazione da rimettere al proprio consulente legale. Approfondimento: green claims sulla plastica.
«Plastic neutral»: compensazione del residuo, non neutralità dichiarabile
I crediti plastici finanziano raccolta e riciclo per i chilogrammi misurati dell'impronta residua: si comunicano come contributo, mai come neutralità raggiunta né come equivalente della riduzione. Dal 27 settembre 2026 si applicano le nuove norme sulle asserzioni ambientali introdotte nel Codice del Consumo dal D.lgs. 20 febbraio 2026, n. 30, in attuazione della direttiva (UE) 2024/825: la legge vieta i claim di neutralità basati sulla compensazione delle emissioni di gas serra e le asserzioni ambientali generiche non dimostrate; un claim di neutralità plastica non sostanziato ricade nelle asserzioni ingannevoli. Il perimetro esatto di cosa si può scrivere è in si può dire «plastic neutral»?.
Anche la gerarchia di riferimento internazionale dice la stessa cosa. Per il WWF l'eliminazione della plastica non necessaria è la prima strategia da perseguire ovunque possibile; il plastic crediting «may serve as an additional approach» — un approccio aggiuntivo rispetto a robuste strategie di riduzione, subordinato all'esistenza di standard credibili con salvaguardie sociali e ambientali. E persino lo standard «plastic free» mette la riduzione al primo posto: il PFS-S impone una gerarchia vincolante — eliminazione → sostituzione durevole → riuso o alta riciclabilità → compostabile → bassa riciclabilità — dove ogni azione successiva è ammessa solo dimostrando l'impossibilità della precedente (PFS-S-6, §2.2).
Il confronto in tabella
| Percorso «plastic free» certificato | Compensazione con crediti plastici | |
|---|---|---|
| Su cosa agisce | La plastica che entra: riduzione/eliminazione/sostituzione del monouso convenzionale | La plastica che resta: contributo per i kg dell'impronta residua |
| Cosa attesta | Un sistema di gestione e un percorso di riduzione — non l'assenza di plastica | Un contributo volontario misurabile e tracciabile — non una neutralità raggiunta |
| Chi lo rilascia | Dipende dallo schema (sono schemi distinti): per il PFS-S, organismi di certificazione accreditati dal proprietario dello schema; la certificazione RINA è rilasciata da RINA | Programmi di crediti plastici; la correttezza della comunicazione resta responsabilità dell'azienda |
| Cosa non fa | Non autorizza claim di «zero plastica»; non sostituisce i requisiti di legge | Non adempie obblighi di legge (PPWR, EPR/CONAI) e non sostituisce la riduzione alla fonte |
| Quando ha senso | Quando il monouso è riducibile in modo strutturato e verificabile | Dopo la riduzione, per il residuo che oggi non è eliminabile |
Domande frequenti
«Plastic free» significa «senza plastica»?
No. Gli schemi di certificazione «plastic free» attestano un percorso strutturato di riduzione delle plastiche monouso convenzionali, con gradi diversi di ambizione (nel PFS-S dal grado E al grado A), non l'assenza di plastica. Il claim va sempre riferito allo schema, al grado e al perimetro.
Compensare con i crediti equivale a eliminare la plastica?
No, e comunicarlo così è la trappola da evitare. La compensazione è un contributo volontario per il residuo, subordinato alla riduzione: non elimina plastica dal ciclo produttivo dell'azienda e non può essere presentata come equivalente della riduzione né come neutralità raggiunta.
Posso scrivere «plastic neutral» sui miei materiali se compro crediti?
Un claim di neutralità non sostanziato ricade nelle asserzioni ambientali ingannevoli previste dal Codice del Consumo (come modificato dal D.lgs. 30/2026, applicabile dal 27/09/2026). La strada difendibile è comunicare il contributo: cosa è stato misurato, quanto è stato ridotto, quanto residuo è stato compensato. Il dettaglio in si può dire «plastic neutral»?.
Certificazione «plastic free» e crediti plastici sono alternativi?
No: agiscono su fasi diverse dello stesso percorso. La certificazione presidia la riduzione, i crediti coprono il residuo con un contributo. Un'azienda può fare entrambe le cose — nell'ordine giusto.
I crediti plastici sono un contributo volontario.
I crediti CSR non costituiscono adempimento degli obblighi previsti dal Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), applicabile dal 12 agosto 2026, né degli obblighi di responsabilità estesa del produttore (EPR) e dei contributi ambientali CONAI, né degli obblighi di rendicontazione di sostenibilità (CSRD/ESRS).
Non sostituiscono la riduzione della plastica alla fonte, la riprogettazione degli imballaggi, il riciclo o qualunque altro obbligo di legge: si affiancano a queste azioni come contributo volontario aggiuntivo, misurato e documentato.
I dati del percorso — chilogrammi misurati, crediti ritirati, certificato di ritiro — possono essere utilizzati come informazioni documentate nella tua rendicontazione di sostenibilità, ma non sostituiscono alcun adempimento.
Ridurre è il primo passo per tutti; il residuo è diverso per ciascuno. Quanta plastica resta alla tua azienda dopo la riduzione, e in quali voci? Misurarlo e documentarlo è il nostro lavoro.
Ricevi la stima dei chilogrammi e il preventivo entro 48 ore lavorative.
Fonti
- RINA, certificazione «Plastic Free» — riletta il 02/09/2026
- Plastic Free Standard – Management System, PFS-S-6 (ed. 6.0, 31/05/2024) — §1, §1.2, §2, §2.2, §8, §8.1, §8.2 — letto il 02/09/2026
- Plastic Free Certification S.B.r.l., sito e pagina eventi — lette il 02/09/2026
- Plastic Free Onlus, «Sono 141 i Comuni Plastic Free 2026 premiati per il loro impegno virtuoso e sostenibile», notizia del 13/01/2026 — letta il 02/09/2026
- Plastic Free Onlus, «Nasce EcoEvent, il bollino per le manifestazioni certificate Plastic Free», notizia del 03/09/2023 — letta il 02/09/2026
- D.lgs. 20 febbraio 2026, n. 30 (GU n. 56 del 09/03/2026) e Codice del Consumo, art. 23, comma 1 — Normattiva
- WWF, posizione sul plastic crediting (gerarchia di mitigazione)