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Normativa

«Compensiamo la plastica»: perché non basta scriverlo

Dal 27 settembre un'asserzione ambientale vive o muore con la sua documentazione. Per la compensazione, la documentazione ha quattro pezzi precisi — e chiunque te la venda deve poterteli mostrare.

Normativa Pubblicato il Di Plastic Credit Green Agency

«Compensiamo la nostra plastica» è una frase che si scrive in tre secondi. Quello che la separa da un'asserzione ingannevole non è lo stile con cui è scritta: è la cartella che ci sta dietro. Se la cartella è vuota, la frase è un rischio; se è piena, la stessa frase diventa una prova.

Ecco cosa deve contenere — e vale per chiunque, noi compresi.

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Le quattro carte della compensazione

1. La misura. Quanti chilogrammi, su quale perimetro, in quale periodo, calcolati da quali documenti. Una compensazione senza misura dichiarata compensa un numero inventato.

2. La regola di conversione. Nel nostro programma: 1 kg di plastica = 10 crediti CSR da acquistare e ritirare. Qualunque sia la regola, deve essere scritta e stabile — non negoziata caso per caso.

3. Il ritiro. Un credito compensato è un credito ritirato dal mercato, con un certificato di ritiro che lo attesta. Comprato ma non ritirato non è compensazione: è possesso.

4. La filiera verificabile. Da dove vengono i crediti: impianti identificabili, certificazioni con numero controllabile in un registro pubblico. La nostra filiera e la pagina trasparenza mostrano esattamente questo — quattro certificati ISCC, ciascuno col suo numero — perché è lo standard che chiediamo a noi stessi.

Le domande da fare a chiunque venda compensazione

Non serve essere tecnici: bastano quattro domande, che sono le quattro carte lette al contrario. Come misurate i miei chilogrammi? Qual è la regola di conversione, per iscritto? Dove vedo il certificato di ritiro? In quale registro pubblico controllo le certificazioni della filiera?

Chi risponde con documenti è un fornitore. Chi risponde con aggettivi è un rischio — per il tuo sito, non per il suo.

E poi c'è il confine, sempre

La compensazione documentata resta uno strumento volontario: non adempie agli obblighi del PPWR, non sostituisce il contributo CONAI né la responsabilità estesa del produttore. Lo scriviamo su ogni pagina — comprese le note sui claim, dove elenchiamo le parole che questo sito si vieta — perché una compensazione venduta come adempimento è la peggiore comunicazione ambientale possibile: precisa nei numeri e falsa nella sostanza.

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