Qui va detto per primo, perché è la parte che fa la differenza fra un servizio e una favola.
Non spariscono i vostri cinquecento chili. La plastica che avete immesso è già uscita, e nessuno la va a riprendere. La compensazione fa un'altra cosa: una quantità equivalente viene raccolta e avviata a recupero altrove, da una filiera che lavora sul serio, e quella quantità viene attribuita a voi con un documento.
Non è un adempimento. Compensare non vi mette in regola con il Regolamento imballaggi, non sostituisce il contributo CONAI, non copre la responsabilità estesa del produttore e non rimpiazza la rendicontazione di sostenibilità. È un'iniziativa volontaria, e volontaria vuol dire che nessuno ve la chiede — ma anche che nessuno vi crede sulla parola.
Non vi autorizza a scrivere quello che vi pare. Restano fuori le formule assolute, quelle che dichiarano un effetto totale sull'ambiente: qui c'è perché non reggono. Quello che potete scrivere è più stretto e più noioso, e lo vedremo fra due righe.
E soprattutto: non viene prima della riduzione. Se avete ancora imballaggi che si possono togliere, alleggerire o sostituire, quello viene prima, sempre. Compensare quello che si poteva evitare è una spesa, non una scelta.