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La dichiarazione CONAI che hai già fatto: la versione da inoltrare

Un cliente vi chiede i dati sui vostri imballaggi. Il documento ce l'avete già in amministrazione — ma non è quello che gli va mandato.

Metodo Pubblicato il Di Plastic Credit Green Agency

Succede sempre più spesso, e succede a valle: un cliente grande manda un questionario, oppure una mail secca che chiede «i dati sugli imballaggi che ci fornite». Chi riceve la richiesta va in amministrazione, trova la dichiarazione CONAI dell'anno, e a quel punto si blocca — perché quel documento contiene molto più di quanto il cliente debba vedere.

La risposta giusta non è né allegare tutto né rispondere «non ce l'abbiamo». È un estratto di cinque righe, che si prepara una volta e si riusa.

Cosa NON si allega mai

La dichiarazione CONAI completa contiene quantità complessive, categorie e dati che dicono al lettore attento quanto fatturate e come è composta la vostra produzione. È un documento amministrativo, non commerciale: mandarlo intero a un cliente è come allegare un bilancio a un preventivo.

Non allegate nemmeno gli screenshot del portale: hanno lo stesso problema e in più non si capiscono.

Le cinque righe che servono davvero

L'estratto sta su mezza pagina con la vostra carta intestata, e contiene:

1. Chi dichiara. Ragione sociale e codice consorziato. Serve a dire che l'azienda è dentro il sistema, che è la prima cosa che il cliente vuole sapere.

2. Quali imballaggi. Solo quelli che riguardano la fornitura di cui si parla, non tutti i vostri. Se fornite astucci, si parla di astucci.

3. Le quantità di plastica. In chilogrammi, riferite a quella fornitura o a quella linea. Non le quantità totali dell'azienda.

4. Il periodo. L'anno di competenza della dichiarazione. Senza il periodo, un numero non vuol dire niente.

5. Chi firma e quando. Nome, ruolo, data. È la riga che trasforma un foglio in un documento.

Cinque righe. Rispondono al novanta per cento delle richieste, e le poche volte che non bastano il cliente chiede una cosa precisa in più — che a quel punto sapete già dove prendere.

Se non siete sicuri di dover dichiarare

Capita, soprattutto sotto una certa dimensione o quando si importa invece di produrre. Quattro domande e lo sapete: lo strumento dice se l'obbligo c'è e con quale cadenza si dichiara, senza calcolare nessun importo — quello resta terreno del vostro commercialista. La guida alla dichiarazione copre i casi meno lineari.

C'è poi una cosa che quasi nessuno sfrutta: il numero che avete già calcolato per CONAI serve altre tre volte. Serve al questionario ESG che vi manda il cliente grande — la riga sugli imballaggi è quella — serve se un giorno rendicontate la sostenibilità, e serve a misurare l'impronta plastica su un perimetro e un periodo dichiarati, che è il punto di partenza di qualunque cosa vogliate dire pubblicamente sulla vostra plastica.

Un conto fatto una volta, usato quattro. Il grosso del lavoro l'avete già fatto in amministrazione senza accorgervene.

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Il documento più utile che avete non è quello che vi hanno chiesto di compilare: è l'estratto di mezza pagina che ne ricavate, e che potete mandare a chiunque senza pensarci.

Fonti

  1. D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 221 e 224 — contributo ambientale CONAI

Per approfondire

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