Glossario · I crediti e il percorso
Impronta plastica
L'impronta plastica di un'azienda è la quantità di plastica, in chilogrammi, attribuibile a un perimetro dichiarato in un periodo dichiarato, misurata con un metodo documentato.
In pratica
Che cosa entra nella misura dipende dal ramo di attività: gli imballaggi in plastica immessi al consumo per chi produce o confeziona; il monouso e i consumabili acquistati per hospitality, eventi e ristorazione; la plastica d'ufficio per postazione per uffici e studi; i materiali plastici documentati in fattura. Restano fuori, sempre dichiarati, i rifiuti regolati da filiere dedicate, le filiere a monte non documentabili e tutto ciò che non è riconducibile a un documento o a una quantità contata. Le fonti seguono una gerarchia: prima la dichiarazione CONAI, se esiste; poi fatture e schede tecniche; poi le quantità contate; i coefficienti solo in ultima istanza, con fonte, data e versione. La misura è annuale e si aggiorna con un conguaglio, perché l'impronta cambia. Il numero che ne esce ha sempre quattro etichette: unità, perimetro, periodo, fonte.
Cosa non significa
- La valutazione dell'impronta plastica non è un'analisi del ciclo di vita (LCA): misura una quantità di plastica, non gli impatti ambientali di un prodotto lungo il suo ciclo di vita.
- Non è un'impronta di carbonio: nessun dato su CO₂ o emissioni, per scelta e per mancanza di fonte.
- Non coincide con la dichiarazione CONAI: quella riguarda gli imballaggi immessi sul mercato nazionale, questa il perimetro che dichiari — imballaggi compresi, e non soltanto.
- Non è uno stato: «avere un'impronta plastica» non è un claim; il numero lo diventa solo con perimetro, periodo e documento.
Dove lo incontri
Fonte
- Definizione di casa: Metodologia e Note sui claim; il confronto clausola per clausola con ISO 14040/44 è nella metodologia.