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Il packaging che hai già stampato: cosa fare delle scritte verdi

Quarantamila astucci in magazzino con «packaging sostenibile» sopra. Le strade sono tre, e la terza non è quella che state pensando.

Normativa Pubblicato il Di Plastic Credit Green Agency

È la telefonata che arriva più spesso in queste settimane, e suona sempre uguale: abbiamo fatto stampare il packaging l'anno scorso, sopra c'è scritto qualcosa di verde, adesso ci dicono che dal 27 settembre quella scritta può essere contestata. Buttiamo tutto?

No. Ma nemmeno «lasciamo stare e vediamo». Le strade sono tre, e conviene guardarle in faccia con il costo accanto.

Strada 1 · Buttare la scorta

È la reazione istintiva ed è quasi sempre la peggiore. Costa tutto lo stampato, non risolve il problema — perché la stessa frase è probabilmente anche sul sito, nel catalogo e nella firma delle email — e soprattutto tratta come un errore quello che spesso è solo una frase troppo generica.

Vale la pena buttare solo in un caso: quando sull'imballaggio c'è un'affermazione specifica e falsa. «Riciclabile al 100%» su un materiale che non lo è, un bollino di una certificazione che non avete. Lì non c'è riscrittura che tenga.

Strada 2 · Lasciare e sperare

Costa zero adesso e non si sa quanto dopo, il che è esattamente il motivo per cui è tentante. Ma vale la pena essere precisi su chi guarda quelle scritte: non è quasi mai un'autorità che passa in fabbrica. È un cliente che compila un questionario di sostenibilità e vi chiede la prova di quella frase, un buyer che confronta due fornitori, o un concorrente con più tempo di voi.

Il rischio vero non è una multa: è una trattativa che si ferma su una domanda a cui non sapete rispondere. Ed è un rischio che nessuno vede arrivare, perché il cliente che si ferma non vi dice perché.

Strada 3 · Rendere vera la frase — ma quella giusta

Qui c'è la parte che quasi nessuno spiega bene, e senza la quale il resto non funziona.

Una frase come «packaging sostenibile» parla del materiale. Per dimostrarla servono i dati del vostro fornitore: composizione, percentuale di riciclato, riciclabilità reale nella filiera italiana. Sono cose che si chiedono a monte e che a volte non arrivano — qui c'è cosa chiedere e come.

Una frase come «compensiamo la plastica dei nostri imballaggi» parla invece dell'azienda, ed è tutta un'altra faccenda: per dimostrarla servono documenti vostri, non del fornitore.

E qui la cosa importante, detta chiara: compensare non rende vera «packaging sostenibile». Non esiste una compensazione che aggiusti una frase vaga sul materiale. Chi ve lo racconta vi sta vendendo una toppa che non tiene. Quello che la compensazione permette è di scrivere una frase diversa — più stretta, più noiosa e completamente difendibile: quanti chilogrammi di plastica, su quale perimetro, in che periodo, con quale documento a supporto.

Fra una frase larga che non potete provare e una frase stretta che potete provare, la seconda vale di più anche commercialmente. Perché è l'unica che sopravvive alla domanda «me lo dimostra?».

Nel frattempo, la scorta

Mentre sistemate le frasi, lo stampato che avete si può quasi sempre esaurire. Le due mosse pratiche sono queste: correggere subito i canali che si cambiano in un'ora — sito, catalogo digitale, schede prodotto, firma email — e preparare la prova per quello che resta stampato, così se la domanda arriva avete cosa aprire.

E per la prossima tiratura, la regola è una sola: non scrivere sull'imballaggio nessuna affermazione che non abbia già un documento dietro il giorno in cui va in stampa. Costa meno pensarci prima che riscrivere dopo. Se non avete ancora ridotto quello che si poteva ridurre, quello viene comunque prima di tutto il resto.

Su come si misura la plastica di un'azienda su un perimetro e un periodo dichiarati — che è quello che serve per scrivere la frase stretta — la guida ai green claims copre i casi dubbi, e qui trovate cinque frasi comuni già riscritte.

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La scorta in magazzino non è il problema. Il problema è la frase, e la frase si sistema con un documento — non con un'altra frase.

Fonti

  1. D.lgs. 20 febbraio 2026, n. 30 — Normattiva

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